Caso Balogun, il duro intervento di Marco Tardelli: parole di fuoco (VIDEO)

Non usa giri di parole Marco Tardelli quando si tratta di commentare il caso che ha tenuto banco nell’ultima settimana di Mondiale: la decisione della Fifa di sospendere la squalifica di Folarin Balogun, l’attaccante statunitense espulso ai sedicesimi e poi rimesso regolarmente in campo per l’ottavo di finale contro il Belgio. L’ex centrocampista, campione del mondo nell’82, era già finito al centro delle cronache pochi giorni prima per un acceso confronto in diretta Rai con la conduttrice Paola Ferrari, quando aveva parlato di una federazione internazionale che “prende ordini”, senza però indicare nomi specifici.

Una vittoria di campo che smentisce la polemica

A rendere ancora più clamorosa la vicenda ci ha pensato il campo: la sospensione della squalifica, arrivata dopo che lo stesso Donald Trump aveva ammesso pubblicamente di aver telefonato al presidente Fifa Gianni Infantino per chiedere una revisione del provvedimento, si è rivelata alla fine ininfluente sul piano sportivo. Il Belgio ha travolto gli Stati Uniti per 4-1 e Balogun, tornato titolare proprio grazie a quella decisione, non è praticamente riuscito a incidere sulla partita. Intervistato da Repubblica, Tardelli ha bollato l’intera vicenda come “gravissima, e simbolica di un andazzo generale del mondo del calcio, che non riconosco più”.

L’appello ai grandi campioni: “Dove sono?”

Il passaggio più duro dell’intervento riguarda proprio il silenzio dei protagonisti assoluti del calcio mondiale davanti a episodi come questo: “L’unica strada, forse utopistica, è che siano i calciatori a prendere posizione in casi simili. Invece nessuno si ribella. In cambio di incassi milionari, oggi i giocatori accettano di non contare nulla e di non avere una voce”. E ancora, rivolgendosi direttamente ai nomi più celebri del panorama internazionale: “Di fronte a uno spettacolo simile, dove sono Messi, Kane, Haaland e Mbappé? Se fossero i campioni a farsi sentire, di fronte a certe ingiustizie, i tifosi di tutto il mondo li seguirebbero”.

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Il messaggio a Pochettino e la spavalderia chiesta a Garcia

Tardelli si è soffermato anche sulle scelte tecniche dei due allenatori coinvolti nella vicenda. Sul commissario tecnico statunitense: “Se Pochettino lasciasse in panchina Balogun, sarebbe un eroe. Ma è comprensibile che non voglia danneggiare la propria squadra”. Al tecnico belga Rudi Garcia, invece, l’ex azzurro avrebbe suggerito un atteggiamento più diretto fin dalla vigilia: “Fossi in lui, dichiarerei: fatelo giocare, non temiamo nessuno, possiamo vincere anche con le vostre regole”.

“L’articolo 27 sembra una barzelletta”

Netta anche la posizione dell’ex calciatore sulla norma citata dalla Fifa per giustificare la sospensione della sanzione: “Sembra una barzelletta. La squalifica a Balogun è stata sospesa solo per permettergli di giocare contro il Belgio. È palese”. Tardelli ha comunque voluto precisare di credere alla versione fornita dallo stesso Balogun sulla dinamica dell’intervento che ne aveva causato l’espulsione: “Credo al giocatore quando dice che il fallo non era volontario, si vede dalla dinamica. Ma non è questo il punto: quello è un fallo da espulsione e quindi da squalifica”.

“Il calcio mi appassiona ancora, ma non mi ci riconosco più”

Nonostante i toni durissimi riservati al caso Balogun, Tardelli, che segue il Mondiale 2026 come opinionista Rai, ha voluto sottolineare che la competizione gli ha comunque regalato momenti di grande sport: “Ho visto bellissime partite. Ci sono squadre che hanno dato l’anima. L’Ecuador mi ha davvero emozionato”. Ed è proprio per questo, ha concluso, che episodi come quello di Balogun pesano ancora di più: “È inaccettabile che si intervenga dall’alto per deviare il corso delle cose. Dove sono finiti i valori dello sport? Il calcio continua ad appassionarmi, ma non mi ci riconosco più”.

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