
La guerra tra Stati Uniti e Iran registra una nuova escalation, con una serie di attacchi condotti da Washington contro obiettivi ritenuti strategici in territorio iraniano e un’immediata reazione di Teheran nell’area del Golfo. Nella notte, il Comando centrale degli Stati Uniti (Centcom) ha comunicato di aver colpito oltre 80 obiettivi, presentando l’operazione come risposta agli attacchi contro la navigazione commerciale nello Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il transito globale di energia e merci.
Secondo quanto indicato dagli Stati Uniti, i raid hanno interessato una rete articolata di infrastrutture militari: sistemi di difesa aerea, nodi di comando e controllo, postazioni radar lungo la costa, capacità missilistiche antinave e numerose piccole imbarcazioni attribuite al Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche nelle acque dello Stretto e nelle aree circostanti. La comunicazione del Centcom parla di un’azione mirata a ridurre la capacità iraniana di colpire il traffico marittimo internazionale.
Dal lato iraniano, la risposta politica è arrivata attraverso dichiarazioni ufficiali che accusano Washington di violazioni del Memorandum d’intesa e annunciano contromisure. Nel frattempo, la crisi mostra segnali di allargamento regionale: il Kuwait ha attivato i propri sistemi di difesa contro minacce in volo, mentre in Bahrein sono risuonate sirene d’allarme, con inviti della autorità alla popolazione a seguire le procedure di sicurezza.
Parallelamente alla dimensione militare, la tensione si riflette sui mercati: il prezzo del petrolio è salito dopo l’apertura, spinto dall’incertezza sulla sicurezza delle rotte nel Golfo Persico e dai rischi potenziali per le forniture. Lo Stretto di Hormuz, in particolare, rappresenta un passaggio essenziale per il trasporto di greggio e prodotti energetici, e ogni instabilità nell’area può tradursi in pressioni sui prezzi.

Cosa ha comunicato il Centcom sugli attacchi
Il Centcom ha dichiarato di aver completato l’operazione offensiva nella notte, definendola una risposta immediata agli attacchi contro navi mercantili in transito nello Stretto di Hormuz. La linea ufficiale americana sostiene che siano state prese di mira capacità considerate essenziali per ulteriori azioni contro la navigazione internazionale, con l’obiettivo di limitarne la ripetizione nel breve periodo.
Nella descrizione statunitense, l’azione avrebbe coinvolto più categorie di obiettivi: sistemi di difesa aerea e infrastrutture di sorveglianza, elementi della catena di comando e controllo, radar costieri e assetti legati alla minaccia antinave. Tra i bersagli indicati figurano anche oltre 60 piccole imbarcazioni attribuite alle Guardie Rivoluzionarie, spesso menzionate in relazione a operazioni di pattugliamento e interdizione nello Stretto.
Secondo quanto riportato da Axios, Donald Trump avrebbe approvato e ordinato l’operazione mentre si trovava in Turchia per il vertice della Nato, riunendo ad Ankara i vertici della sicurezza nazionale, tra cui il segretario alla Difesa Pete Hegseth, il segretario di Stato Marco Rubio, il segretario al Tesoro Scott Bessent e il capo degli Stati maggiori congiunti, generale Dan Caine. Un funzionario statunitense, sempre secondo le ricostruzioni citate, ha definito i raid una “punizione” e ha indicato la possibilità che l’azione non si esaurisca in tempi brevi.
Axios ha inoltre riferito che l’ultima ondata di attacchi sarebbe stata quattro o cinque volte più intensa, per portata e potenza, rispetto a quella condotta a fine giugno. Questa indicazione, pur basata su fonti riportate dal media, segnala un possibile ampliamento dell’approccio operativo statunitense, con un passaggio da interventi più contenuti a un’azione estesa su una rete più ampia di assetti e infrastrutture.
La risposta iraniana e le dichiarazioni sul Memorandum d’intesa
Il ministero degli Esteri iraniano ha accusato gli Stati Uniti di aver violato ripetutamente il Memorandum d’intesa, collegando le accuse anche al ripristino delle sanzioni sulle vendite di petrolio iraniano. Secondo Teheran, la decisione americana rappresenterebbe una violazione dell’accordo e un segnale di inaffidabilità dell’interlocutore statunitense, arrivata a breve distanza dalla firma dell’intesa.
In un comunicato diffuso dalla televisione di Stato, l’Iran ha annunciato misure di ritorsione dopo gli attacchi americani nell’area dello Stretto di Hormuz, avvertendo Washington sulle conseguenze della violazione dell’intesa e promettendo azioni definite decisive per la tutela degli interessi e della sicurezza nazionale.
Dal fronte politico, Mohammad Bagher Ghalibaf, presidente del Parlamento iraniano e capo negoziatore per Teheran nella trattativa con gli Stati Uniti, ha rilanciato una posizione di fermezza. Nel suo messaggio ha citato gli attacchi nel sud dell’Iran, la reintroduzione delle sanzioni sul petrolio e le minacce di ulteriori raid. “L’era del bullismo e dell’estorsione è finita. Non ci pieghiamo”, ha scritto.
Il Kuwait ha confermato l’impiego dei propri sistemi di difesa aerea contro droni e missili ostili. Lo Stato Maggiore dell’esercito kuwaitiano ha chiarito che le esplosioni avvertite in alcune aree del Paese sono state provocate da intercettazioni in volo. L’episodio evidenzia l’innalzamento del livello di rischio nell’area del Golfo, dove la presenza di installazioni e basi americane aumenta la sensibilità del contesto regionale. Anche il Bahrein ha attivato le sirene di allarme missilistico.
