L’inchiesta sul delitto di Garlasco continua a riservare sviluppi destinati a riaccendere il dibattito su uno dei casi giudiziari più discussi degli ultimi decenni.
A quasi vent’anni dalla morte di Chiara Poggi, la nuova ricostruzione contenuta negli atti della Procura di Pavia introduce infatti un elemento che potrebbe modificare una delle convinzioni rimaste consolidate nel tempo. Un dettaglio apparentemente secondario, ma che potrebbe incidere sulla lettura degli ultimi minuti di vita della giovane.
Da oltre un anno gli investigatori stanno lavorando alla nuova indagine che vede Andrea Sempio accusato dell’omicidio della ragazza. Secondo l’ipotesi accusatoria,
il delitto sarebbe maturato dopo un presunto rifiuto da parte della vittima. Proprio nell’ambito di questa attività investigativa è stato depositato, lo scorso 7 maggio, un fascicolo che contiene una ricostruzione differente rispetto a quella sostenuta nei precedenti processi e che, indirettamente, alimenta anche il dibattito sulla possibile revisione della condanna definitiva inflitta ad Alberto Stasi.

La nuova ricostruzione sull’allarme di casa
Per anni si è ritenuto che l’ultimo gesto compiuto da Chiara Poggi quella mattina fosse stato quello di disattivare l’allarme della villetta per consentire l’ingresso al suo assassino. Una tesi che aveva trovato spazio nelle sentenze che hanno portato alla condanna dell’ex fidanzato. Oggi, però, gli inquirenti pavesi propongono una lettura completamente diversa di quegli istanti.

Nel materiale investigativo emerge infatti che alle 9.12 la giovane avrebbe disinserito il sistema di sicurezza non per aprire la porta a qualcuno, ma per consentire ai propri gatti di uscire e per muoversi liberamente all’interno dell’abitazione durante la colazione. Un passaggio che, se confermato, cambierebbe il significato attribuito a uno degli ultimi movimenti documentati della vittima.

Nell’informativa redatta dai carabinieri del Nucleo Operativo di Milano si legge infatti: “dopo aver tolto l’allarme alle 09:12 (ndr. per fare uscire i gatti e per far luce in cucina dove prende gli alimenti per la colazione) va a far colazione nel salottino”. Una frase che rappresenta uno dei punti centrali della nuova impostazione investigativa e che si discosta nettamente da quanto sostenuto nelle precedenti ricostruzioni giudiziarie.
Secondo la sentenza definitiva che ha portato alla condanna di Alberto Stasi, invece, Chiara avrebbe aperto la porta al fidanzato poco dopo aver disattivato l’allarme. Da lì si sarebbe consumato l’omicidio, seguito dal ritorno dell’allora studente nella propria abitazione, dove avrebbe ripreso a lavorare alla tesi universitaria. Una sequenza temporale che da anni è al centro di confronti, perizie e accese discussioni tra accusa, difesa ed esperti.
Le nuove conclusioni della Procura di Pavia si inseriscono quindi in un quadro investigativo che punta a rivalutare diversi elementi raccolti negli anni. Non si tratta soltanto dell’orario dei movimenti della vittima, ma di una serie di dettagli che potrebbero contribuire a ridefinire il contesto nel quale maturò il delitto avvenuto il 13 agosto 2007 nella villetta di via Pascoli.
Ad alimentare ulteriormente il dibattito è intervenuto anche il giornalista Marco Gregoretti, che in un recente video ha parlato di come una sua fonte abbia segnalato l’esistenza di materiale raccolto in modo controverso e successivamente verificato dagli investigatori. Secondo quanto riferito, vi sarebbero immagini video che ritrarrebbero chi sarebbe uscito da via Pascoli in un orario compatibile con quello dell’omicidio. Gregoretti sostiene tale materiale sarebbe il frutto di investigazioni private di cui la procura sarebbe a conoscenza.
Un’affermazione che ha immediatamente acceso il confronto sui social, dove il caso Garlasco continua a dividere l’opinione pubblica tra chi ritiene che la vicenda abbia ancora molte zone d’ombra e chi invece considera definitive le conclusioni già raggiunte dalla magistratura.
