“Cosa devo dire su Stasi”. Garlasco, la notizia che cambia tutto

Per quasi vent’anni il delitto di Garlasco ha continuato a dividere opinione pubblica, investigatori e protagonisti della vicenda giudiziaria. E mentre le nuove indagini riportano sotto i riflettori il caso dell’omicidio di Chiara Poggi, emergono ancora interpretazioni alternative che mettono in discussione alcuni degli elementi ritenuti centrali nella ricostruzione dei fatti.

Tra le posizioni più discusse c’è quella dell’avvocato Massimo Lovati, ex difensore di Andrea Sempio, che nelle ultime settimane è tornato a esprimere dubbi sulla versione fornita da Alberto Stasi riguardo alla mattina del 13 agosto 2007. Una tesi che si discosta nettamente dalle conclusioni raggiunte nei processi e che continua ad alimentare il dibattito attorno a uno dei casi di cronaca nera più seguiti degli ultimi decenni.

Garlasco, parla l’avvocato Massimo Lovati

Intervenendo durante la trasmissione televisiva “Dentro la Notizia”, condotta da Gianluigi Nuzzi e Carmelo Abbate, il penalista ha ribadito la propria convinzione secondo cui né Alberto Stasi né Andrea Sempio sarebbero responsabili dell’omicidio della giovane di Garlasco. Al centro delle sue considerazioni non vi sarebbe tanto la dinamica del delitto, quanto il racconto fornito dall’allora fidanzato della vittima.

Secondo Lovati, infatti, la condanna di Stasi sarebbe legata principalmente a quella che definisce una falsa ricostruzione degli eventi successivi all’arrivo nella villetta di via Pascoli. “Lo hanno capito anche i sassi”, ha dichiarato il legale parlando dell’innocenza di Sempio, aggiungendo poi che Stasi “è stato condannato per una bugia”.

L’avvocato sostiene che il punto controverso riguarderebbe il presunto ritrovamento del corpo di Chiara Poggi. A suo giudizio, Alberto Stasi “non ha scoperto un bel niente” e “non è entrato” nell’abitazione quella mattina. Una ricostruzione che porta Lovati a contestare la figura del cosiddetto “fidanzato scopritore”, elemento che per anni è stato associato alla vicenda giudiziaria.

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Si tratta però di una posizione personale del penalista, che non trova conferma nelle sentenze definitive emesse dalla magistratura e che si colloca nell’ambito delle ipotesi alternative avanzate nel corso del tempo attorno al caso Garlasco.

Un altro aspetto sul quale Lovati concentra la propria attenzione riguarda il muretto di recinzione della casa della famiglia Poggi. Nella sua versione dei fatti, Alberto Stasi ha sempre raccontato di aver tentato invano di contattare Chiara al telefono e al citofono, decidendo successivamente di scavalcare il muretto per raggiungere l’ingresso dell’abitazione. Una volta arrivato alla porta, secondo il suo racconto, l’avrebbe trovata aperta e avrebbe scoperto il corpo della ragazza.

Per l’ex difensore di Sempio, proprio questo passaggio avrebbe meritato ulteriori verifiche investigative. Lovati ritiene infatti che gli inquirenti avrebbero dovuto effettuare un vero e proprio esperimento giudiziale per ricostruire concretamente i movimenti compiuti da Stasi quella mattina. “Bisognava riportare Stasi sul posto”, ha spiegato il legale, precisando che sarebbe stato necessario procedere con “la ripetizione di un atto, di un comportamento”. Secondo la sua visione, gli investigatori avrebbero dovuto chiedere all’allora studente: “Dove hai scavalcato, Alberto? Qua? Qua? Facci vedere”. Da questa mancata verifica, secondo Lovati, nascerebbero i dubbi che continuano a portarlo a ritenere non corrispondente alla realtà il racconto fornito da Alberto Stasi.

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