La vicenda della scomparsa di Denise Pipitone continua a far discutere anche a oltre vent’anni da quel drammatico 1° settembre 2004. Mentre la madre, Piera Maggio, non ha mai smesso di cercare la verità sulla figlia sparita nel nulla a Mazara del Vallo, nelle ultime ore è arrivata una presa di posizione destinata a riaccendere il dibattito. A parlare è stato il fratello di Denise, Kevin Pipitone, rimasto per anni lontano dai riflettori e quasi sempre in silenzio.
Con un lungo messaggio pubblicato sui social, Kevin ha deciso di intervenire pubblicamente dopo le recenti dichiarazioni dell’ex pubblico ministero Maria Angioni e del padre legale della bambina, Tony Pipitone. Le loro parole, pronunciate nelle ultime settimane nell’ambito delle richieste di una possibile riapertura delle indagini, hanno spinto il giovane a rompere il silenzio.
Il duro sfogo del fratello di Denise Pipitone
Nel suo post, Kevin spiega le ragioni della sua scelta: “Dopo anni di silenzio, sento il dovere di intervenire per fare chiarezza su aspetti rimasti in ombra troppo a lungo. Ho deciso di rompere questo silenzio, poiché il limite del tollerabile è stato ampiamente superato, e lo faccio unicamente attraverso queste righe”.
Il passaggio più duro è rivolto proprio a Tony Pipitone. Kevin non nasconde il proprio risentimento e mette in discussione il ruolo che l’uomo rivendica oggi nella vicenda della figlia scomparsa: “Seguo da sempre con attenzione quanto viene scritto sulla vicenda di mia sorella Denise. Mi trovo, purtroppo, a osservare persone che oggi si proclamano “padri”, dimenticando l’assenza – sia emotiva che economica – che ha caratterizzato il loro passato. È doveroso ricordare che chi non ha mai provveduto al mantenimento dei propri figli oggi non può arrogarsi certi titoli”.

Nel messaggio emerge invece tutta la riconoscenza nei confronti di Pietro Pulizzi, figura che Kevin considera il vero punto di riferimento della famiglia. “Al contrario, Pietro Pulizzi ha sempre agito con dedizione, senza mai chiedere nulla in cambio, mosso esclusivamente da un autentico legame affettivo. Se oggi dovessi cercare un esempio di cosa significhi essere un vero padre, saprei esattamente a chi guardare”.
Kevin difende poi con forza la madre, sostenendo che sia stata spesso bersaglio di attacchi e mancanze di rispetto. “Denise ed io siamo stati cresciuti da nostra madre e non diversamente, alla quale vedo oggi mancare di rispetto con inaccettabile continuità. A chiunque pretenda di cercare mia sorella, dico innanzitutto di rispettare prima nostra madre, colei che ci ha messo al mondo”. Parole che mostrano quanto la ferita aperta dalla scomparsa della bambina continui a incidere profondamente sugli equilibri familiari.

Nel lungo sfogo non manca un riferimento diretto anche all’ex magistrata Maria Angioni, che recentemente è tornata a parlare del caso sottolineando presunte lacune investigative e una traccia di sangue che, a suo dire, non sarebbe stata approfondita adeguatamente. Kevin replica senza mezzi termini: “Leggo poi le esternazioni di ex magistrati del caso che, a distanza di anni, puntano il dito contro la mia famiglia: mi chiedo il perché di tali illazioni proprio ora e non quando avevano il dovere istituzionale di indagare con efficacia. Viene spontaneo domandarsi cosa sia stato realmente operato nel 2004. Credo che ciascuno dovrebbe fare un profondo esame di coscienza, poiché appare evidente che la ricerca di visibilità prevalga spesso sulla ricerca della verità”.
Nella parte finale del post, Kevin torna ad attaccare Tony Pipitone ricordando alcune sue vecchie dichiarazioni e accusandolo di essersi allontanato dalla famiglia per anni.

“Purtroppo la coerenza è un’altra cosa. Chi non è capace di pensare da solo finisce inevitabilmente per diventare lo strumento di chi pensa per lui. Non dimenticate che se ancora oggi si parla di Denise, non è merito di chi si è defilato, ma unicamente della tenacia di mia madre. Chi ne ha memoria può solo confermare. Le sole vittime di questa vicenda, dopo Denise, sono mia mamma e Piero, non certo colui che, arrivando a un certo punto della sua vita, per sua volontà ha chiuso tutti i ponti che lo legavano a noi. E su questo ho la presunzione di affermare che sicuramente mia sorella sarebbe d’accordo con me. Non permetterò che le mie parole vengano strumentalizzate; esse servono solo a fissare la realtà che nessuno, meglio di me, ha vissuto. Non sostituitevi a noi”.
Parole molto forti che testimoniano come, a distanza di oltre due decenni dalla scomparsa di Denise, il dolore della famiglia resti immutato e come il caso continui ancora oggi a generare tensioni, polemiche e richieste di verità mai del tutto sopite.
